Pesaro, 19 giugno 2022 – Poligono di Tiro

1° TROFEO ANTONIO MELONI MEMORIAL

Oggi, a circa un anno da quando il nostro caro amico Col. Antonio Meloni ci ha lasciato, vogliamo ricordarlo con questo trofeo a lui dedicato perché i suoi insegnamenti, il suo operato, il suo stile di vita sono stati per noi una guida, un faro, una rotta da seguire.

Personalmente ho avuto l’onore ed il piacere di conoscerlo per molto tempo, oltre 40 anni, durante i quali, ho apprezzato in servizio la sua grinta e la sua volontà di raggiungere l’obiettivo prefissato, le sue capacità professionali e soprattutto la sua capacità di comprensione nei confronti di migliaia di giovani che sono stati alle sue dirette dipendenze. (1978 – 1999)

Lo dimostrano anche le numerose manifestazioni di affetto e stima da lui ricevute attraverso i post sui social e soprattutto, durante i numerosi incontri svolti a Pesaro con i giovani. Tutti indistintamente, hanno riconosciuto che l’esperienza vissuta in caserma con il Ten/Cap. Magg. e Col. Meloni pur essendo stata dura e, talvolta traumatica al primo impatto, è stata un’ottima scuola di vita che gli ha permesso di affrontare le difficoltà della vita quotidiana.

Raggiunta la data della pensione per limiti di età, il Col. Meloni, conosciuto per la vitalità, l’energia e soprattutto l’esperienza acquisita in servizio, viene convocato prima dalla Prefettura, quale coordinatore delle attività di Protezione Civile, poi dal sindaco di Pesaro per la costituzione del nucleo di Protezione Civile della città di Pesaro, che ha coordinato per circa 12 anni.

Coordinatore è un eufemismo, il Col. Meloni è stato l’animatore che, avvalsosi della sua precedente esperienza in ambito logistico, in poco tempo, ha formato, organizzato e reso operativo un nucleo di Protezione Civile di oltre 200 unità, apprezzato da molti ed invidiato da alcuni. (2000 – 2012)

Per non farsi mancare nulla, nel 1999, contestualmente al termine del servizio in uniforme, viene prima nominato Commissario straordinario della sez. UNUCI di Pesaro Urbino, per la dipartita del presidente Magg. Mazzotta e, poi eletto per due mandati, fino al 2008.

Durante il suo mandato l’Associazione ha ripreso vitalità e smalto, instaurando ottime relazioni di collaborazione con le Istituzioni civili e militari della città.

Le attività programmate e realizzate sono state numerose: addestrative, ludiche, culturali ed aggregative, coinvolgendo soprattutto, numerosi giovani ufficiali che avevano da poco completato il servizio di leva.

Volendo dare ascolto alle numerose richieste di costituire un gruppo, pervenute dai congedati militari di leva del 28° rgt. “Pavia”che si incontravano abitualmente a Pesaro, il Col. Meloni ed il sottoscritto, nel 2014, si sono fatti promotori di radunare un gruppo di Ufficiali, Sottufficiali e Militari di Truppa, e costituire l’Associazione Nazionale I Verdi di Gorizia.

I raduni annuali consentono di incontrarsi in caserma, rivedere persone dopo molti anni e consolidare rapporti di amicizia instaurata molti anni prima.

In sintesi, posso affermare che il nostro amico Antonio è stato un vero leader. Usando il carisma e la persuasione e mantenendo sempre un attegiamento professionale, ha costruito un rapporto di fiducia con tutti quelli con cui si relazionava.

Il rispetto e la stima se li è guadagnati sul campo, grazie a numerosi successi conquistati, grazie all’altissimo senso del dovere. Dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerlo personalmente e apprendere da lui questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per continuare.

Cliccando qui è possibile vedere il video dedicato al nostro Colonnello Meloni

Pesaro, 2 giugno 2022

76° Anniversario della Festa della Repubblica

  • Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

“Sono trascorsi settantasei anni dal voto referendario con cui il popolo italiano sceglieva la Repubblica, inaugurando, dopo l’avventura del fascismo e la tragedia bellica, una nuova pagina della nostra storia. L’Italia avrebbe poi, con la Carta costituzionale, edificato un riferimento sicuro su cui realizzare una nuova comunità, un programma esigente da attuare, all’insegna dei valori della pace e della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà sociale. Oggi, mentre il Continente europeo è colpito dall’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina, la comunità nazionale, nella Festa della Repubblica, si raccoglie con orgoglio e convinta adesione intorno agli ideali che ne fondano l’identità e che costituiscono l’impegnativo orizzonte di quanti esercitano funzioni pubbliche. Nel rinnovare ai Prefetti e a tutti coloro che rivestono pubbliche responsabilità auguri di buon lavoro, con i sentimenti dell’apprezzamento della Repubblica per la loro azione, esprimo l’auspicio che la celebrazione del 2 giugno possa costituire per i cittadini una rinnovata occasione di riflessione sui valori costituzionali, ai quali ispirare il quotidiano contributo al servizio del Paese”.

Sindaco di Pesaro Matteo Ricci

“La Repubblica è un bene che va custodito, salvaguardato e rinnovato”

«Settantasei anni fa la maggior parte degli italiani decise che il potere nel nostro paese doveva essere del popolo». Una scelta responsabile «e di continuità con i valori della Liberazione e della Resistenza». Il sindaco ha poi ricordato impegno delle donne, «per la prima volta alle urne ed elette. Fu un grande passo avanti civiltà dal punto di vista politico, civile e culturale». Nella provincia di Pesaro e Urbino il 76% scelse la Repubblica «un risultato netto. Il nostro, più di altri, è stato un territorio massacrato dalla guerra per questo c’era tanta voglia di chiudere una stagione tremenda che portò morte, fame e disperazione».

Centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto

Sala del Consiglio Comunale – Pesaro

20 maggio 2022

La sezione provinciale U.N.U.C.I. di Pesaro Urbino ha organizzato la conferenza sul centenario del Milite Ignoto. Relatore Gen. B. Luigi Caldarola

Contestualmente è stato presentato il libro” L’Ombra della Vittoria – il Fante Tradito” del Ten. Pasquale Trabucco, presidente e promotore del Comitato NOI STIAMO CON PASQUALE TRABUCCO, promotore per il ripristino della festività del 4 novembre, soppressa nel 1977.

Alla cerimonia hanno partecipato le autorità civili e militari della città e le rappresentanze delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

La conferenza è stata riproposta il 21 maggio 2022 presso la sede U.N.U.C.I. di Ancona.

Locandina

LA SOLITUDINE DEGLI ASSEDIATI

In un momento in cui siamo continuamente bombardati di notizie, a volte contrastanti, sulle fasi dell’invasione dell’Ucraina da parte delle forze militari russe, mi è sembrato opportuno mettere alla vostra attenzione un’altra “voce” che può aiutarci a comprendere meglio le vicende.

Articolo di George G. Grabowicz, comparso su Eurozine

“La solitudine degli assediati”

Gli Ucraini devono affrontare un nemico molto più potente. E hanno bisogno dell’aiuto dell’Europa.

L’attacco sferrato dalla Russia di Putin contro l’Ucraina diventerà un nuovo, triste spartiacque della storia dei nostri tempi. L’offensiva è arrivata al termine di un processo graduale e di varie “prove generali”:l’annessione della Crimea nel 2014, gli otto anni di guerra a bassa intensità nel Donbass e , prima ancora, l’invasione e l’annessione della Georgia e della Moldova, e la devastazione della Cecenia e della sua capitale Groznyj. Il tutto preceduto da secoli di espansione imperialista russa.

Eppure nelle vicende storiche dell’Europa postbellica, questa guerra si distingue per ampiezza e caratteristiche. Senza alcuna provocazione e con un’evidente aggressione, la Russia, un regime autoritario, ha attaccato con tutta la sua potenza militare un paese vicino, teoricamente “fratello” e per di più slavo, sostenendo di volersi solo difendere da una minaccia alla sua stessa esistenza.

La giustificazione di Mosca contiene una parte della verità: per una dittatura la democrazia è sempre una monaccia.

Dal discorso del presidente Putin alla vigilia dell’attacco e dalle sue precedenti prese di posizione si capisce che la base ideologica per l’aggressione è costruita su menzogne imperialiste e distorsioni della storia. Queste menzogne suggeriscono che l’Ucraina non sia mai stata uno stato e non abbia mai avuto una cultura, e che dunque non abbia le caratteristiche necessarie per giustificare, di fatto e di diritto, la sua indipendenza.

Secondo quest’ottica, l’Ucraina può esere una provincia o un’appendice della Russia, o al massimo uno stato vassallo nella sua orbita.

Nel nazionalismo aggressivo di Putin, nel suo desiderio di vendicare torti passati, riportando indietro le lancette della storia(a cominciare dalla caduta dell’Unione Sovietica), e nella sua convinzione di avere la missione di ripristinare la grandezza della Russia, c’è un atteggiamento che ricorda quello di Hitler alla vigilia e durante la seconda guerra mondiale.

Un aspetto caratteristico di questa tattica da dittatore contemporaneo è la “zombificazione” dei propri concittadini, ottenuta proiettando sull’avversario delle categorie come “nazismo” e “militarismo, che in  realtà si adattano meglio a Putin e alla società che sta costruendo.

La sconfitta di “nazismo, estremismo e militarismo” dovrebbe avvenire imponendo a Kiev un governo fantoccio, limitando o distruggendo la società civile e i mezzi di comunicazione liberi e, come succede in Russia, arrestando tutti i “sovversivi” e i dissidenti, compresi i russi e i bielorussi che sono andati a vivere in Ucraina per sfuggire al regime di Putin e del dittatore biellorusso Aljaksandr Lukasencko. L’esistenza di una lista accuratamente compilata con i nomi degli oppositori ucraini che saranno arrestati e “neutralizzati” è stata rivelata dai servizi segreti statunitensi, la cui accuratezza per ora si è dimostrata impeccabile.

In questa guerra l’Ucraina è sola davanti a una Russia molto più potente, dotata di armi atomiche e sottomessa al volere di Putin. A prescindere dall’empatia con cui i mezzi d’informazione e i politici statunitensi ed europei  tratteranno l’Ucraina, gli ucraini rimarranno soli. Le sanzioni sono importanti e le armi aiutano, ma in fondo il popolo ucraino è abbandonato al suo destino.

La giustificazione di quest’abbandono è apparentemente semplice: l’Ucraina non fa parte della NATO e solo i paesi i paesi della NATO possono contare sulla difesa collettiva dell’alleanza. Il fatto che per vari motivi l’Ucraina non sia potuta centrare  nella NATO quando c’è stata la possibilità è opportunamente dimenticato, anche se con il cosiddetto memorandum di Budapest del 1994 il paese ha ceduto il proprio arsenale nucleare in cambio di “garanzie di ferro”, da parte dell’occidente e della Russia, sulla sua sovranità, indipendenza ed integrità territoriale.

Detto questo, la difesa dell’Ucraina è una questione morale ed esistenziale per l’occidente e il mondo democratico. Oggi questa considerazione prevale sui discorsi formali sulle scadenze e le opportunità mancate.

Difendendo l’Ucraina, il mondo democratico difenderà anche se steso e il suo diritto morale a sopravvivere. Senza un intervento, invece, gli occidentali continueranno a demoralizzarsi e a dividersi, esponendosi a ulteriori invasioni  da parte di un nemico che ne desidera la distruzione.

Davvero la storia e i fatti che si svolgono davanti ai nostri occhi non ci hanno insegnato nulla? Per parafrasare il poeta, nessun paese “è un’isola, completo in se stesso”, ma “è un pezzo del continente, una parte del tutto”.

George G. Grabowicz è un critico letterario e studioso di letteratura ucraina, russa e polacca. Insegna ad Harvard e dirige la rivista culturale ucraina Krytyka.

6 MARZO 2022