Gara Addestrativa 1° Trofeo Memorial “Antonio Meloni”

Locandina e programma

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La Sezione provinciale UNUCI di Pesaro-Urbino “nasce” nel capoluogo intorno agli anni ‘30, per volontà di alcuni Ufficiali non più in servizio, ma deliberatamente e visceralmente intenzionati a mantenere, anche dopo avere riposto nell’armadio divisa ed elmetto, medaglie e sciarpa, intatta la loro dedizione alla Patria ed i valori propri dei Soldati e dei Signori Ufficiali in particolare.

La sede storica della Sezione è stata fino alla fine degli anni ‘80 quella di Via Baldassini, nell’omonimo e nobiliare palazzo del centro storico della città, a due passi dal Palazzo del Governo in Piazza del Popolo (che la tradizione vuole abbia ospitato Lucrezia Borgia) e del decumano cittadino, già “chiuso” a nord da Porta Rimini e dall’antico ghetto e modernamente (da sempre) aperto sulle acciottolate, invitanti rive dell’Adriatico che portano alla vicina costa romagnola da una parte ed a Fano appunto a sud, via via sino a Pescara ed oltre.

La Sezione può contare in atto su un apprezzabile numero di iscritti dell’intera provincia; è molto attiva nel comparto dell’addestramento (e non solo); partecipa con una apposita e ben agguerrita squadra di valenti tiratori alle competizioni organizzate dalla Sezione e da quelle viciniori; è “gemellata” con le Sezioni di Lugo (RA) e di Camerino (MC); sviluppa in modo particolare la “comunicazione“ interattiva a più ampio raggio, pubblicando in tempo reale sul proprio Sito (www.unucipesarourbino.it) tutte le attività/iniziative che si svolgono; è intitolata al Ten. (A) Franco Michelini Tocci, M.O.V.M (alla memoria); ha la sua attuale sede presso il poligono di Tiro a Segno in via Condotti 76.

Un omaggio al Ten. Franco Michelini Tocci

Terzo di quattro figli – il padre Comm. Agostino, avvocato e Presidente provinciale – Franco MICHELINI TOCCI è nato a Cagli il 28 Febbraio 1899.
Studente con profitto, si era iscritto alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Roma benché la famiglia, nobili proprietari terrieri, avesse per lui previsto indirizzi professionali più consoni ai propri interessi.
Con la Grande Guerra in corso, veniva chiamato alle armi nel 1917 mentre stava frequentando il primo anno universitario.
Allievo Ufficiale alla Scuola di Fanteria a Caserta, ne usciva Sottotenente assegnato al 6° Reggimento Alpini. Dopo CaporettoFranco era uno dei tanti “ragazzi del 99” che con grande entusiasmo e generoso slancio contribuirono in modo determinante ad invertire le sorti del Conflitto e creare le premesse per il suo vittorioso epilogo.   Non senza un grande tributo di sangue.
E a Cima Valderoa si immolava anche il giovane Sottotenente, mentre alla testa dei suoi uomini guidava l’ennesimo contrassalto, riordinando le fila dopo una prima sosta e incitando poi a rendere più travolgente l’impeto dell’azione.  Incurante del nutrito fuoco opposto dal nemico con mitragliatrici e bombe a mano, faceva di sè stesso un esempio da seguire ma anche un “bersaglio” da abbattere.    Fu una bomba a mano, esplosa ai suoi piedi, che – pistola in pugno – lo fece cadere con il ventre squarciato.
Secondo concordi testimonianze – conscio della fine – pregava compagni e soccorritori di lasciarlo solo per continuare l’azione in corso con rinnovata determinazione palesandosi la vittoria ormai certa.

La motivazione della medaglia d’oro al valore militare concessa alla memoria di questo eroico adolescente con Regio Decreto il 19 agosto 1921, rievoca il fulgido esempio:

Educato ai più nobili ideali, ebbe, ancora giovinetto, sicura coscienza e ferma fede nei gloriosi destini della Patria. Ogni suo pensiero ed ogni sua azione furono un inno all’Italia, principio e fine del suo vivo amore. Nominato ufficiale degli alpini esultò di poter dare forza col braccio alla sua fede ed alla prima prova col nemico; comandante di un’ondata d’assalto contro una formidabile posizione, conduceva con grande slancio e sprezzo del pericolo i suoi soldati, nonostante l’intenso fuoco avversario di mitragliatrici e di bombe a mano, producente gravissime perdite. Costretto ad una prima sosta, raccolti i superstiti, si slanciava nuovamente all’assalto e giungeva primo sulla trincea nemica, ove cadeva eroicamente, rifiutando il soccorso dei suoi soldati e rincuorandoli, dicendo loro: “Non pensate a me… avanti alpini! ci sorride la vittoria!”. Fulgido esempio di alte virtù civili e militari.Monte Valderoa, 27 ottobre 1918