Pesaro, 11 dicembre 2021

160° ANNIVERSARIO DELLA COSTITUZIONE DEL 28° RGT. “Pavia” 1860 – 2020

Non potevo trovare occasione migliore della ricorrenza del 160° anniversario della costituzione del 28° rgt. “Pavia” per cercare un modo di manifestare la mia gratitudine e riconoscenza al reggimento, dopo 34 anni di servizio. Sono onorato di essere stato nelle sue fila e di aver potuto apprezzare le singolari vicende che hanno fatto la sua storia.

Ho condiviso il mio desiderio di celebrare il reggimento con il Direttivo della mia sezione e con quello dell’Associazione Nazionale i Verdi di Gorizia: entrambi hanno apprezzato la proposta. Con sinergia corale ci siamo adoperati a presentare l’ambizioso progetto Il 28° rgt. “Pavia”: passato e presente, approvato dal Ministero della Difesa.

Le limitazioni e i rinvii imposti dalle misure di sicurezza contro la pandemia di COVID-19 non hanno impedito la realizzazione del progetto, concretizzatosi in due eventi che, tuttavia, si sono tenuti a un anno di distanza rispetto a quanto inizialmente previsto, e con un minor numero di partecipanti.

Il 4 dicembre 2021, presso la sala “Laurana” della Prefettura di Pesaro e Urbino, ha avuto luogo l’inaugurazione di una mostra di 160 fotografie ritraenti i momenti più significativi della storia del reggimento e di documenti storici sullo stesso. La mostra è rimasta aperta al pubblico fino al 12 dicembre e vi hanno partecipato numerose autorità civili e militari, nonché numerosi visitatori.

L’11 dicembre, nel prestigioso salone “Metaurense” della Prefettura, ha poi avuto luogo il convegno sulla storia del 28° rgt. “Pavia”. Sono intervenuti il Magg. Gen. Massimo Coltrinari, già docente dell’Università di Roma “La Sapienza” e del Centro Alti Studi della Difesa, e il Col. Andrea Martellotti, comandante del reggimento. Giovanni Lani, giornalista del Resto del Carlino, ha moderato gli interventi.

Il Magg. Gen. Coltrinari, attraverso un’approfondita analisi storica, ha messo in evidenza il contesto difficile, sia risorgimentale, che del primo e secondo conflitto mondiale, nel quale il reggimento ha operato, sottolineando l’audacia dei fanti che, nonostante ciò, ottennero numerosi riconoscimenti per se stessi e onorificenze per la bandiera.

Il Col. Andrea Martellotti ha evidenziato la particolarità e la specificità del reggimento di oggi, preposto alle comunicazioni operative – caso unico nel panorama delle Forze Armate – sottolineando l’alta professionalità del personale, che ha reso il reggimento un punto di riferimento indispensabile nei teatri operativi in cui le Forze Armate sono impiegate.

L’evento è stato suggellato dalle testimonianze di due personalità pubbliche ben note e legate al 28°: Luca Ceriscioli, ex-sindaco di Pesaro ed ex-presidente della Regione Marche, e il prof. Stefano Pivato, ex-rettore dell’Università di Urbino, che nel 1974 ricoprì il ruolo di Sottotenente di Prima Nomina al reggimento.

Sono poi state premiate le scuole superiori che hanno partecipato al concorso, parte del progetto, per la composizione di elaborati scritti, video, o interviste sul tema dello stesso. I riconoscimenti sono andati all’IPSIA “Cremona” di Pavia, al Liceo Scientifico Musicale Coreutico “Marconi” di Pesaro e al Liceo Artistico “Mengaroni” di Pesaro.

L’obiettivo del concorso è stato quello di avvicinare i giovani studenti alla conoscenza di alcuni eventi storici che hanno contribuito alla formazione dello Stato Italiano, per accrescere la loro coscienza civica.

La celebrazione di questo anniversario è stata accolta con consenso unanime dalle Autorità civili e militari, dai Dirigenti Scolastici, dagli studenti e dalla stampa. Il successo conseguito è stato ottenuto grazie all’impegno profuso da tutti i soggetti coinvolti, dalle Istituzioni alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

Ringrazio la Presidenza Nazionale UNUCI che ha creduto nella bontà del progetto, elargendo un contributo finanziario indispensabile alla sua realizzazione.

Ringrazio il Prefetto di Pesaro Urbino Dr.Tommaso Ricciardi per averci ospitato nella prestigiosa sede della Prefettura che ha reso più significativa la celebrazione.

Ringrazio l’Amministrazione Comunale della città di Pesaro per il patrocinio del progetto e per la disponibilità offerta a ospitare e premiare i partecipanti al concorso.

Rivolgo un particolare ringraziamento al Comandante del 28° rgt. Pavia, Col. Andrea Martellotti, e ai suoi collaboratori, per il prezioso e indispensabile contributo alla realizzazione della mostra fotografica, nonché di un opuscolo sulla storia del reggimento.

                                                                                                      Il Presidente

                                                                                           Sez. Prov. Pesaro e Urbino

                                                                                           Gen. B. (ris) Luigi Caldarola

Pesaro, 4 novembre 2021

Giornata dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate

Nella splendida cornice di Piazza del Popolo, preceduta dalla deposizione di una corona di alloro nella Cappella Votiva S. Ubaldo, si è svolta la breve ma significativa cerimonia del 4 novembre. Particolarmente significativo è stato l’intervento del comandante del 28° rgt. “Pavia” Col. Andrea Martellotti che ha messo in evidenza l’enorme trasformazione tecnologica che le Forze Armate hanno avuto nel corso di un intero secolo. Nonostante tutto questo tempo trascorso, i valori che animavano i combattenti della I Guerra Mondiale sono gli stessi dei combattenti del ventunesimo secolo. L’intervento del Gen. Luigi Caldarola, in rappresentanza del Consiglio Provinciale di ASSOARMA, ha ricordato l’importanza di questo anno che racchiude quattro anniversari: 160 anni dall’Unità d’Italia, 150 di Roma capitale, 100 anni dal trasferimento del Milite ignoto al Vittoriano e 75 anni della Repubblica.  Quattro momenti della nostra storia solennizzati in occasione del 4 novembre, data che segna oltre che la fine del Primo conflitto mondiale il giorno dell’Unità nazionale e delle Forze Armate.  L’auspicio che questa ricorrenza istituita nel 1921 come festività civile, sia ripristinata al più presto, dopo la soppressione nel 1977 in seguito alla nota crisi economica, chiamata austerity. Il Presidente Nazionale di ASSOARMA, facendosi interprete della volontà di tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma ha sottoscritto la petizione, promossa dal Comitato Nazionale per il ripristino della festività. La decisione di onorare la salma di un caduto senza nome e, idealmente, così, di tutti coloro che non avevano trovato nemmeno la consolazione di una tomba, pose in luce l’unità del Paese in un momento difficile, unendo in un sentimento di rispetto e di dolore i diversi atteggiamenti che avevano caratterizzato la società italiana di fronte alla guerra. Erano trascorsi tre anni da Vittorio Veneto, e le fratture, le divisioni, le ferite aperte nella popolazione, sempre più consapevole e impaurita dagli immani effetti provocati dal conflitto, non accennavano a rimarginarsi. Molte famiglie italiane si angosciavano, con crescente risentimento, e senza riuscire a darsi una risposta, sui sacrifici sopportati, sui lutti, sui mutilati. Rispetto e dolore accompagnarono, in tutte le città toccate dal tragitto, il trasferimento della salma del Soldato ignoto. La commemorazione dell’eroismo invisibile dei tanti militari che trovarono la morte in quella guerra Un dolore silente e raccolto unì, in quel momento, il Paese, con rinnovata speranza nel futuro. Il Generale ha aggiunto che non Solo in queste circostanze le Forze Armate hanno il bisogno di sentire vicini le Istituzioni, ma hanno il bisogno di sentire vicino il proprio popolo. Il 28° rgt. “Pavia”, unica realtà in ambito Forze Armate, quale specialista in comunicazioni operative, di cui la città è onorata di ospitare da oltre 60 anni è la testimonianza della professionalità, dell’impegno che le nostre Forze Armate in tutte le attività svolgono, dall’impiego nelle missioni estere al supporto negli interventi di calamità naturali e di sicurezza nazionale/interna. Ha concluso, affermando che le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e i militari in servizio sono i primi eredi di quei valori di Unità nazionale, di pace e solidarietà, tramandati dai nostri caduti, ed ha auspicato che siano sempre ricordati e trasmessi ai nostri giovani.

Pesaro, 2 giugno 2021
75° Anniversario della Festa della Repubblica

Alle 10.00 in Piazza del Popolo, alla presenza del nuovo Prefetto Tommaso Ricciardi e dei massimi rappresentanti istituzionali, si è svolta la celebrazione della ricorrenza del 75° Anniversario della Fondazione della Repubblica.
La cerimonia, che si è svolta in forma ristretta nel rispetto delle disposizioni impartite in relazione all’epidemia Covid-19, che ha previsto l’esecuzione del cerimoniale dell’alzabandiera al suono dell’Inno d’Italia con la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica. Poi la deposizione di una corona alla Cappella votiva di “S. Ubaldo”. Alle 10.45, presso il Teatro Rossini, il Prefetto ha consegnato numerose onorificenze e riconoscimenti dell’Ordine al Merito della Repubblica per il personale sanitario che si è particolarmente distinto per fronteggiare la pandemia da Covid-19 e che hanno operato con abnegazione nelle attività connesse alla gestione della emergenza epidemiologica, per i deportati ed internati nei lager nazisti.

I punti più significativi del discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Sono passati settantacinque anni da quando, con il voto nel referendum del 2 giugno 1946, gli italiani, scegliendo la Repubblica, cominciarono a costruire una nuova storia.
Anche oggi siamo a un tornante del nostro cammino dopo le due grandi crisi globali, quella economico finanziaria e quella provocata dalla pandemia.
Come lo fu allora, questo è tempo di costruire il futuro.
Con la scelta repubblicana, si apriva una storia di libertà, dopo il ventennio della dittatura fascista. Storia di democrazia. Storia di pace, dopo la tragedia, i lutti e le devastazioni della guerra e dell’occupazione nazista.
La nuova stagione era stata preparata negli anni più bui, dalle donne e dagli uomini che avevano avuto il coraggio di resistere e di lottare. E che avevano iniziato, nello stesso tempo, a pensare come dar forma all’Italia libera. Da dove ricominciare, per rimettere in piedi un Paese dilaniato, ferito, isolato agli occhi della comunità internazionale.
Questo è il tempo di costruire il futuro”….
La Repubblica è, prima di tutto, la storia degli italiani e della loro libertà.
E’ la storia del formarsi e del crescere di una comunità.
La storia siamo noi”, “nessuno si senta escluso”.
L’Italia è stata ricostruita dalle macerie. La Costituzione ha indicato alla Repubblica la strada da percorrere.
Questa è l’idea fondante della Repubblica, di una Costituzione viva, che si invera ogni giorno nei comportamenti, nelle scelte, nell’assunzione di responsabilità dei suoi cittadini, a tutti i livelli e in qualunque ruolo. La democrazia è qualcosa di più di un insieme di regole: è un continuo processo in cui si cerca la composizione possibile delle aspirazioni e dei propositi, nella consapevolezza della centralità delle persone, più importanti degli interessi.
Come possiamo dire: la Repubblica è legalità.
E mentre lo diciamo avvertiamo il dovere di fare memoria di chi ha pagato con la vita il proprio impegno contro le mafie. Quelli noti e quelli meno ricordati. Uomini dello stato, semplici cittadini, esponenti politici, sacerdoti, giornalisti, che con il loro sacrificio hanno saputo dare speranza e coraggio a chi non si rassegna alla prepotenza criminale.
La Repubblica è solidarietà.
La solidarietà che scattò all’indomani dell’alluvione del Polesine che colpì le province venete, nel novembre del 1951, con quasi cento vittime e più di 180.000 sfollati, soccorsi e ospitati spontaneamente da tantissime famiglie in tutto il Paese.
Oppure la indimenticabile mobilitazione degli angeli del fango: migliaia di giovani che nel novembre del ’66 corsero a Firenze, provenienti da ogni parte d’Italia, per dare aiuto alla città messa in ginocchio dall’alluvione e porre in salvo centinaia di opere d’arte.
E così è avvenuto ogni volta che il Paese è stato ferito da catastrofi naturali, alluvioni, terremoti. Dal Vajont al Belice al Friuli all’Irpinia, ai tragici eventi che più di recente hanno colpito l’Emilia e l’Italia centrale. Ogni volta abbiamo visto quanto sia forte il legame di solidarietà e fraternità che unisce i nostri territori, il nostro popolo.
La Repubblica è umanità e difesa della pace e della vita.
Sempre e ovunque. Come testimonia l’impegno della nostra Guardia costiera e della Marina militare per salvare la vita di persone spinte dalla disperazione alla deriva nel Mediterraneo. Va ricordato il contributo prezioso che, da molti anni a questa parte, i nostri militari forniscono nelle missioni internazionali, impegnati per la sicurezza e la pace, a fianco delle popolazioni che incontravano sulle loro strade, dimostrando sempre amicizia e umanità. Che nel mondo si parli di un “modello italiano” delle missioni è motivo di grande orgoglio per il nostro Paese. E voglio ricordare con commozione tutti i caduti: a loro va la riconoscenza della Repubblica.
Affermare i grandi principi, evocarli in formulazioni astratte non basta. Perché essi abbiano concreta incidenza sulla storia, dunque, bisogna viverli.
Non è sempre facile. L’esito non è mai scontato.
C’è un articolo, in particolare, della nostra Costituzione, quello sull’uguaglianza, che suggerisce una riflessione su quanto sia lungo, faticoso e contrastato il cammino per tradurre nella realtà un diritto pur solennemente sancito.
Questo principio, vero pilastro della nostra Carta, ha rappresentato e continua a rappresentare una meta da conquistare. Con difficoltà, talvolta al prezzo di dure battaglie. Per molti aspetti un cammino ancora incompiuto.
Penso alle differenze economiche, sociali, fra territori.
Penso alla condizione femminile, all’impegno delle donne per una piena, concreta affermazione del diritto all’uguaglianza.
La Repubblica da quel 2 giugno a oggi. Possiamo farne un bilancio. Possiamo e dobbiamo chiederci a che punto è il nostro cammino.
I più anziani tra noi concittadini ricordano bene da dove siamo partiti.
Un Paese che era stato trascinato in guerra, ridotto in povertà, senza risorse, con tanti italiani che pativano la fame.
Le grandi riforme ne hanno cambiato il profilo.
La riforma agraria, i piani casa con l’edilizia popolare, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la realizzazione a tempi di record di grandi e decisive opere infrastrutturali, la riforma tributaria, gli interventi per il Mezzogiorno.
E poi la grande stagione delle riforme sociali.
Lo statuto dei lavoratori, le riforme della scuola, in particolare l’istituzione della scuola media unica e l’innalzamento dell’obbligo scolastico, il nuovo diritto di famiglia, l’istituzione, nel 1978, del Servizio sanitario nazionale, ad opera – va sottolineato – di un’altra donna, la prima a diventare ministra, Tina Anselmi.
La fotografia dell’Italia di oggi propone l’immagine di un Paese profondamente diverso, cambiato, progredito.
Abbiamo vissuto, probabilmente senza esserne sempre pienamente consapevoli, una straordinaria rivoluzione sociale.
Certo, la nostra Repubblica è imperfetta, come ogni costruzione che rifletta i limiti e le contraddizioni della vita.
Ancora troppe ingiustizie. Ancora diseguaglianze. Ancora condizioni non sopportabili per la coscienza collettiva, come l’evasione fiscale o le morti sul lavoro.
Alcune storture hanno cause antiche, e richiedono impegno serio per rimuoverle. Ma la storia repubblicana è tutt’altro che una sequela di insuccessi: è la storia di una democrazia ben radicata e di successo.
Risollevare il Paese, sgomberando le macerie materiali e morali che la Repubblica aveva trovato, portandolo a essere una delle principali realtà economiche e industriali del mondo, è stata una grande impresa.
Il Paese non è fermo.
Affiora talvolta la tentazione di rinchiudersi nel presente, trascurando il futuro.
Ma non può essere così.
Quando diciamo che nulla sarà come prima sappiamo che il cambiamento è già in atto. Ed è veloce.
Sono cambiati gli stili di vita; le sensibilità delle persone. Alle domande relative alla sicurezza del proprio futuro, al lavoro, alla casa, si affiancano le preoccupazioni per la salute, per la vivibilità e la sostenibilità ambientale. E, inevitabilmente, cambiano le priorità nelle agende della politica e dell’economia globale.
La Repubblica possiede valori e risorse per affrontare queste sfide a viso aperto.
L’Italia, la nostra Patria, ha le carte in regola per farcela.
Un valore – che vorrei ancora una volta sottolineare – sarà più di tutti decisivo: la connessione della Repubblica con i suoi cittadini.
Lo abbiamo visto anche nella lotta alla pandemia. Tra lutti e sofferenze, che mai dimenticheremo, abbiamo riscoperto il senso civico di chi si è trovato a operare nella frontiera più esposta, quella degli ospedali e delle strutture sanitarie, abbiamo apprezzato il sacrificio di chi ha lavorato nei servizi, per la pubblica sicurezza, nelle catene alimentari. Ci è apparso ancora una volta, in tutta la sua evidenza, il valore della scienza e la conseguente necessità di promuoverla e sostenerla.
I doveri verso i giovani, a cui passeremo il testimone della vita, sono ineludibili.
La priorità è garantire ai giovani eguali diritti di cittadinanza, anche digitale, senza i quali la disparità delle opportunità diverrebbe causa di nuove, gravi, inaccettabili povertà. Le famiglie hanno avvertito, in questi mesi, l’urgenza di questa condizione.
Si presenta una nuova generazione che è pronta, chiede spazio e ha voglia di impegnarsi.
Ai giovani vorrei chiedere: impegnatevi nelle sfide nuove, a cominciare da quella della sostenibilità e della transizione verso un pianeta fondato sul rispetto dell’ambiente e delle persone come unica possibilità di futuro.
Adoperatevi per trasmettere valori e cultura attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Per promuovere un uso dei social che avvicini le persone e le faccia crescere dal punto di vista umano e sociale, combattendo con determinazione la subcultura dell’odio, del disprezzo dell’altro.
Ai ragazzi che oggi sono qui e a quelli che avranno modo di ascoltare queste parole vorrei dire: la storia di questi settantacinque anni è stato il risultato, il mosaico di tante storie piccole e grandi, di protagonisti conosciuti e di testimonianze meno note. Tocca ora a voi scrivere la storia della Repubblica. Scegliete gli esempi, i volti, i modelli, le tante cose positive da custodire della nostra Italia. E poi preparatevi a vivere i capitoli nuovi di questa storia, ad essere voi protagonisti del nostro futuro.

Pesaro, 9 maggio 2021

Cerimonia di commemorazione della nascita del Gen. Gianfranco Chiti

La sezione Granatieri di Sardegna ha organizzato presso la cappella di San Decenzio a Pesaro la cerimonia di commemorazione della nascita del Gen. dei Granatieri Gianfranco Chiti. Per le misure antiCOVID19 ha visto la partecipazione di una rappresentanza delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Per la nostra sezione ha partecipato il Presidente Gen. B. Luigi Caldarola ed il Cap. Raffaele Palazzi.

Pesaro, 25 aprile 2021

76° anniversario della Liberazione

La cerimonia si è svolta con la massima sobrietà e partecipazione a causa delle misure antiCOVID19 in atto, la nostra sezione è stata rappresentata dal Presidente Gen. B. Luigi Caldarola, dal Cap. Claudio Cappuccino e dall’alfiere Cap. Raffaele Palazzi con relativa  bandiera. L’intervento conclusivo del Sindaco Dott. Matteo Ricci ha sintetizzato le motivazioni della celebrazione odierna.