Testo dell’intervento del Gen. Luigi Caldarola

Intervento del Gen. Caldarola - 4 Novembre 2026

Rivolgo un deferente e caloroso saluto a tutte le Autorità civili, militari e religiose oggi convenute, la cui presenza testimonia la costante vicinanza delle istituzioni ai valori che questa giornata incarna.

Un saluto colmo di gratitudine va ai cittadini che hanno voluto condividere con noi questo momento di raccoglimento e alle Associazioni Combattentistiche e d’Arma: la vostra partecipazione, fiera e solenne al fianco dei vostri storici Labari, delle Bandiere e dei Gonfaloni, costituisce il filo conduttore che unisce indissolubilmente le generazioni.

Un saluto speciale e vibrante lo rivolgo però a voi, studenti presenti in questa piazza, perché siete il cuore pulsante e il senso profondo di questa celebrazione.

Il 4 Novembre non è una semplice ricorrenza sul calendario, ma il simbolo del compimento del disegno risorgimentale e della conquista dell'Unità Nazionale. Tuttavia, sentiamo il dovere di evidenziare come questa giornata non sia ancora stata pienamente ripristinata quale festività civile a tutti gli effetti. Questa mancanza limita purtroppo la partecipazione di una fetta importante della cittadinanza e del mondo del lavoro, impedendo una condivisione totale, diffusa e trasversale di quei valori di identità nazionale che appartengono a ogni singolo italiano e che meriterebbero di essere celebrati uniti e senza barriere di orari o calendari lavorativi.
Per comprendere appieno l'importanza di essere qui oggi, dobbiamo volgere lo sguardo al contesto storico di quel primo conflitto mondiale.

La Grande Guerra fu una tragedia di proporzioni immane, il primo vero scontro totale della storia contemporanea, capace di mobilitare interi popoli sia al fronte sia nelle fabbriche e nelle campagne. Fu un'estenuante e dolorosa prova logorante, segnata dal fango delle trincee, dalle privazioni della popolazione civile e da un tributo di vite umane drammatico.

Eppure, proprio in quel comune patimento, dentro quelle trincee dove si ritrovarono fianco a fianco italiani provenienti da ogni regione, con dialetti, culture ed estrazioni sociali differenti, si cementò per la prima volta una reale e profonda coscienza nazionale.

Il 4 novembre 1918, con la firma dell'armistizio di Villa Giusti, non si sancì soltanto la fine delle ostilità e il ricongiungimento delle terre di Trento e Trieste; in quel momento nacque ufficialmente un popolo unito sotto un unico Tricolore, battezzato dal sacrificio collettivo.

La memoria di quel titanico sforzo è strettamente legata alle mura della Caserma che oggi ci ospita. Durante quel conflitto, il 28° Reggimento scrisse pagine indelebili di eroismo e abnegazione, culminate con la gloriosa liberazione di Gorizia, un’azione valorosa che valse alla Bandiera di Guerra del reparto il conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Ma quella straordinaria eredità di coraggio non è andata perduta, né è rimasta congelata nella storia: si è evoluta.

Oggi, il 28° Reggimento "Pavia" rappresenta un'eccellenza unica e insostituibile nel panorama delle nostre Forze Armate moderne. Ieri si combatteva nelle trincee per conquistarla la terra e difendere i confini, oggi il Reggimento opera come unità specializzata nelle "Comunicazioni Operative". Attraverso l'analisi degli scenari sociali e l'uso dei moderni mezzi di comunicazione di massa, il personale del "Pavia" agisce nei moderni teatri di crisi internazionali non per distruggere, ma per costruire ponti, disinnescare la propaganda ostile e conquistare il consenso e la fiducia delle popolazioni locali.

La stessa determinazione che portò alla liberazione di Gorizia vive oggi nel silenzioso e tecnologico dovere quotidiano mirato a garantire la stabilità e la convivenza pacifica nel mondo.

Questo legame indissolubile tra ieri e oggi si riflette perfettamente nel sacrificio dei giovani della classe 1899. Chiamati alle armi ancora minorenni nel momento più drammatico della guerra, moltissimi di loro si offrirono volontari, gettando il proprio entusiasmo e la propria giovinezza nelle trincee del Piave e sul Monte Grappa per difendere la nazione a costo della vita.

A voi, cari studenti, che avete la stessa età che avevano quei ragazzi quando presero in mano il destino d'Italia, si rivolge oggi il nostro monito più profondo. Voi siete i legittimi eredi di questa memoria. Quei giovani volontari vi hanno donato, con il loro sacrificio, la libertà di poter scegliere e costruire il vostro domani. Onorare il loro ricordo non significa guardare al passato con nostalgia, ma significa raccogliere il loro testimone per diventare cittadini attivi, responsabili e partecipi alla vita della nostra comunità.

Il futuro si costruisce non isolandosi, ma prendendo parte alle scelte del proprio territorio, studiando con impegno e difendendo i valori di solidarietà e civismo.
Quanto la pace sia un bene fragile ce lo ricorda il dolore dei nostri giorni. Rivolgiamo un deferente, commosso e doloroso saluto ai quattro militari caduti in Bosnia-Erzegovina durante le attività addestrative nell'ambito della missione EUFOR Althea. Il loro sacrificio ci impone di non dimenticare mai chi si spende, fino all'estremo, per il bene comune.

Ed è proprio in nome di questa memoria viva che le Associazioni Combattentistiche e d'Arma, facendosi interpreti del diffuso e profondo sentire dei cittadini pesaresi, desiderano richiamare l'attenzione sull'istanza di onorare i caduti di tutte le guerre in uno spazio pienamente pubblico, aperto e visibile. Sebbene la prestigiosa Cappella Votiva di Sant'Ubaldo custodisca degnamente il ricordo dei nostri eroi, essa presenta evidenti e oggettivi limiti di accessibilità e sicurezza che ne penalizzano la quotidiana fruibilità.

Il progetto per la nuova opera monumentale è già ben noto all'Amministrazione Comunale: l'auspicio e l'invito formale che Assoarma rivolge oggi all'Ente preposto è che si possa dare celere e definitivo corso alla sua concreta realizzazione, affinché il sacrificio di chi è caduto si traduca in un monito perenne e accessibile nel cuore stesso della nostra città.

Viva il 28° Reggimento "Pavia"!
Viva le Forze Armate!
Viva l'Italia!»